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Indici della Rassegna

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Notizie in breve
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Testo
SINTESI E SEGNALAZIONI

OCCUPAZIONE DI SPAZIO PUBBLICO

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Tar Lazio, Roma, Sez. II, Sentenza 14 marzo 2011 n. 2243.

E’ illegittima la pretesa della pubblica amministrazione di pretendere il pagamento per l’occupazione di spazio pubblico laddove abbia convenuto con la parte privata l’installazione di distributori di alimenti e bevande.
Secondo il giudice territoriale “ in assenza di precise previsioni … gli spazi debbono essere occupati gratuitamente, posto che l’istallazione di apparecchi implica necessariamente l’utilizzazione di idonei spazi dove collocarli”.

OCCUPAZIONE DI SPAZIO PUBBLICO

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Consiglio di Stato, Sez. IV, Sentenza 10 marzo 2011 n. 1553.

Poiché la sigillatura richiesta nella gare di appalto è finalizzata ad evitare la manomissione del plico garantendo così la segretezza delle offerte, il detto onere è assolto non necessariamente con l’apposizione di ceralacca bensì quando l’adempimento sia sufficiente ad impedire l’apertura della busta.
Può essere utilizzata una modalità di chiusura ermetica, tale da assicurare l’integrità del plico e consentire che l’eventuale apertura lasci segni apprezzabili, consentendo di aver contezza della manomissione.


COMPOSIZIONE COMMISSIONE DI GARA

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Tar Lazio, Roma, Sez. II, Sentenza 14 marzo 2011 n. 2241.

E’ legittima la composizione della commissione giudicatrice di una gara per l’affidamento di un appalto di servizi, nel caso in cui il componente esterno, ancorché non sia stato scelto dalla stazione appaltante nell’ambito di un elenco formato sulla base di rose di candidati forniti dagli ordini professionali, sia stato nominato come dipendente di una società in house dell’ente locale che ha indetto la procedura di evidenza pubblica; infatti, l’art. 84, comma 8, d.lgs. n. 163 del 2006 (codice dei contratti pubblici), nella parte in cui prescrive che i componenti delle commissioni giudicatrici debbono essere scelti fra funzionari della stazione appaltante, non può essere interpretato restrittivamente, come riferito esclusivamente a dipendenti di ruolo dell’amministrazione comunale, ma estensivamente, come riferito a tutti i soggetti che - siano essi dipendenti non di ruolo o a contratto ovvero, per esempio, dipendenti di società in house - siano parte integrante dell’organizzazione complessa dell’Amministrazione comunale e preposti allo svolgimento di un ufficio.

ONERI DI URBANIZZAZIONE: ESENZIONE

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Tar Puglia, Bari, Sez. II, Sentenza 10 marzo 2011 n. 407.

Ai fini dell'applicabilità della esenzione dal pagamento del contributo concessorio prevista dall'art. 9, lettera f), della legge n. 10 del 1977, sono necessari i due seguenti presupposti: a) che si tratti dell'esecuzione di opere destinate al soddisfacimento di interessi pubblici da cui la collettività possa trarre una utilità; b) che l'esecuzione dell'opera sia compiuta da un ente istituzionalmente competente.
Tli presupposti, infatti, garantiscono il perseguimento di interessi di ordine generale e giustificano la concessione di un beneficio economico che si riverbera a vantaggio di tutta la collettività che fruisce dell’opera una volta compiuta.
Pertanto, è illegittimo il provvedimento di diniego di restituzione del contributo versato per il rilascio di una concessione edilizia per la realizzazione di un edificio da destinare al culto od attività similari in quanto, in tal caso, deve essere applicata la esenzione in parola per la realizzazione di opere di interesse generale, tali dovendosi considerare tutti gli edifici direttamente destinati alla fruizione della collettività dei fedeli indipendentemente da ogni denominazione.



VALUTAZIONI DI CARATTERE TECNICO DELLA COMMISSIONE DI GARA

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Consiglio di Stato, Sez. V, Sentenza 08 Marzo 2011 n. 1464.

In sede di valutazione comparativa delle offerte tecniche presentate nelle gare d’appalto, le valutazioni tecniche, caratterizzate dalla complessità delle discipline specialistiche di riferimento e dalla opinabilità dell’esito della valutazione, sfuggono al sindacato intrinseco del giudice amministrativo, se non vengono in rilievo specifiche censure circa la plausibilità dei criteri valutativi o circa la loro applicazione. Le valutazioni della Commissione di gara in ordine all’inidoneità tecnica delle offerte dei vari partecipanti alla gara costituiscono, infatti, espressione di un potere di natura tecnico-discrezionale a carattere complesso, alle quali non possono essere contrapposte le valutazioni di parte circa la sussistenza delle prescritte qualità, trattandosi di questioni afferenti al merito delle suddette valutazioni tecnico-discrezionali, non sindacabili se non sotto il profilo dei criteri.


VERIFICA A CAMPIONE DELLE OFFERTE

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Consiglio di Stato, Sez. III, Sentenza 7 marzo 2011 n. 1420.

Il termine di dieci giorni previsto dall’art. 48 del D.L.vo 12 aprile 2006 n. 163 nel caso di verifica "a campione" (che replica l’art. 10, comma 1-quater della L. 11 febbraio 1994 n. 109, estendendone la portata a tutti i contratti ad evidenza pubblica), entro il quale l’impresa sorteggiata è tenuta a «… comprovare… il possesso dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa, eventualmente richiesti nel bando di gara, presentando la documentazione indicata in detto bando o nella lettera di invito…», costituisce un termine certamente perentorio (recte, a pena d’esclusione ex lege), come si evince dal tenore e dalla ratio della norma. Tale termine è suscettibile di proroga, ma solo con atto espresso e motivato della stazione appaltante, a fronte di un’altrettanto esplicita richiesta dell’impresa che dimostri un impedimento oggettivo e non ad essa imputabile ad adempiere e sempre che la relativa istanza sia prodotta prima della scadenza del termine stesso.





SEGNALAZIONI IN MATERIA DI ESPROPRI


GIURISDIZIONE ESCLUSIVA DEL G.A. IN MATERIA DI ESPROPRIAZIONE PER P.U.

Riferimenti Giurisprudenziali:
- Corte di Cassazione, S.U. Civili, Ordinanza 25 febbraio 2011 n. 4615.

Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo una azione tendente ad ottenere la restituzione dell’area e comunque il risarcimento danni proposta dal proprietario di un’area occupata ed irreversibilmente trasformata per effetto di un accordo di programma, che equivale a dichiarazione di pubblica utilità, a nulla rilevando che tale accordo di programma è stato contestato perché privo del termine iniziale e finale dei lavori, nonché del termine iniziale e finale del procedimento di espropriazione e per essere comunque scaduto il termine finale di durata dell'occupazione senza che i lavori fossero iniziati e l'espropriazione compiuta.

DETERMINAZIONE DEL VALORE IN RELAZIONE ALLA EDIFICABILITÀ DELLA ZONA

Riferimenti Giurisprudenza:
- Corte di Cassazione, S.U. Civili, Sentenza 14 febbraio 2011 n. 3567.

E’ legittima la sentenza del giudice di merito che, ai fini di determinare il valore di un’area che si trova in una "zona residenziale di espansione" e cioè un una zona edificabile, ha ragguagliato il suo valore a quello dei suoli edificabili in zona, ancorché in effetti non si trattasse di un bene destinato all'edificazione ma a strada, operando in relazione a ciò una congrua riduzione esplicitamente motivata proprio considerando l'esistenza su di essa di una servitù di passaggio e la destinazione dell'area in questione a strada e non all'edificazione.

DICATIO AD PATRIAM E DICHIARAZIONE DI P.U.

Riferimenti Giurisprudenza:
- Tar Lombardia, Milano, Sez. III, Sentenza 11 febbraio 2011 n. 466..

La dicatio ad patriam consiste nel comportamento del proprietario che mette volontariamente e con carattere di continuità un proprio bene a disposizione della collettività, determinando in tal modo l’insorgere, a favore della collettività medesima, di una servitù di uso pubblico. Tali servitù consentono alla generalità dei consociati di fruire, in maniera più o meno ampia, a seconda dell’effettivo contenuto del diritto, di beni di proprietà privata. Esse si distinguono dunque dalle servitù pubbliche in quanto, a differenza di queste ultime, postulano l’esistenza di un solo immobile gravato da pesi direttamente funzionali alla collettività beneficiaria.
In tal caso l’esercizio del potere espropriativo non può ritenersi intrinsecamente inutile per le aree assoggettate a servitù di uso pubblico mediante dicatio ad patriam, in quanto per ciò stesso disponibili alla mano pubblica.




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martedì 15 marzo 2011
 
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